La Riflessologia plantare

Un po’ di Storia

Il massaggio del piede e delle mani, nasce probabilmente come gesto istintivo agli albori della nostra specie umana.
Il primo reperto storico dipinto, appare sulle pareti di una tomba egizia eretta a Saqqara nel 2330 a.C. Raffigura un medico intento a curare il paziente grazie al massaggio e alla pressione su piedi e mani.

Sicuramente diffuso in India, citato nei Veda in Tibet già da 4000 anni, questo tipo di massaggio trova la sua massima descrizione e applicazione nell’antica Cina. È qui che numerosi documenti e testi parlano, tra le altre tecniche, di frizioni, digitopressioni e punti per l’applicazione degli aghi nelle mani e nei piedi.

Siamo a conoscenza anche di molte culture primitive, in vari continenti, che praticavano tecniche riferibili alla riflessologia plantare.

La riscoperta in epoca moderna del trattamento del piede la dobbiamo al dottor William H. Fitzgerald (Middletown 1872- Stamford 1942 USA), il quale lo apprese dai terapeuti indiani nativi americani, che tramandano da millenni la cura delle malattie attraverso i riflessi podalici.

Nel 1916 il dottor Edwin F. Bowers coniò per primo il termine di “terapia zonale” in riferimento ai trattamenti di Fitzgerald. Bowers lavorò anche in Europa a Parigi, Londra e a Vienna, dove studiò proprio la “possibilità di trattamento di organi lontani mediante punti da comprimere”.

Molte nozioni relative al massaggio riflesso del piede come lo apprendiamo oggi, sono riferibili al lavoro di una fisioterapista americana, Eunice D. Ingham.
Ella concentrò tutta la sua ricerca proprio nella pressione dei punti sulla pianta del piede (Fitzgerald si era focalizzato molto sulla mano).
Escluse in seguito l’uso di elastici e utensili vari e teorizzò la scelta esclusiva della pressione con il pollice.

Nel 1938 pubblicò il suo libro “Storie che i piedi possono raccontare” (Stories the Feet Can Tell) dove descrive l’azione tecnica di pressione “come se si volesse frammentare con il pollice nella mano dello zucchero in cristalli”. 
La Ingham morì nel 1974 ma la sua tecnica è ancora in gran parte utilizzata nelle scuole attuali, grazie principalmente ad Hanne Marquardt. Mentre lavorava in Germania come riabilitatrice, la Marquardt nel 1958 lesse il libro “Le storie che i piedi possono raccontare” (1938).

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Verificò nella sua lunga pratica, gli indiscussi effetti benefici dovuti al trattamento delle zone riflesse podaliche.
Nel 1967 decise di trasferirsi negli Stati Uniti per collaborare con l’ormai anziana, ma ancora attivissima, Ingham. Il loro sodalizio fu interrotto nel 1974 solo dalla scomparsa della mitica pioniera. Allora, la Marquardt si convinse a tornare in Europa per diffondere il metodo.

I Benefici

Il massaggio del piede ha sicuramente un effetto piacevole e di rilassamento.

Il massaggio podalico elimina stress, tensioni, stimola il riequilibrio naturale e il processo di auto-guarigione.

Come in tutte le tecniche di massaggio si liberano le Endorfine, che diffondono piacevoli sensazioni di benessere.
Si incentiva inoltre la produzione di Anticorpi, utili a prevenire molti disturbi
e ad aumentare la resistenza contro infezioni e infiammazioni.
Un trattamento di massaggio podalico facilita l’eliminazione di tossine,
migliorando tra l’altro l’aspetto della cute e il tono muscolare.
Migliora e regolarizza la circolazione sia sanguigna sia linfatica contrastando gonfiori, congestioni ed infiammazioni.

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Portando equilibrio tra i vari apparati e stimolando il sistema nervoso ed endocrino, rigenera e rivitalizza; è, quindi, indicato in tutti i casi di affaticamento, per contrastare l’invecchiamento, nei casi di difficile recupero o nelle convalescenze.

Come avviene il trattamento

Dopo una accurata anamnesi del paziente si procederà alla pratica vera e propria, attraverso la ricerca di punti dolorosi ed al trattamento di essi.

Il trattamento avviene attraverso una tecnica di digitopressione e “lombricatura”, che consiste in una pressione lineare ed intermittente applicata in punti specifici del piede. Questa andrà a stimolare la risposta di organi anche lontani.
La stimolazione di questi punti permetterà al Riflessologo di trattare vari apparati senza agire direttamente sull’organo interessato.

Importante ricordare che la Riflessologia plantare è un trattamento VERO E FUNZIONALE che aiuta a stare meglio e ad alleviare molti disturbi,  ma è altrettanto importante ricordare che NON SOSTITUISCE la medicina, funge piuttosto da coadiuvante.

ATTENZIONE!
Quando si hanno patologie particolari (comprovate e\o gravi) è sempre buona cosa chiedere consiglio al proprio medico prima di rivolgersi ad un Riflessologo.